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Così è morto Pino Pinelli

 
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giuliano
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MessaggioInviato: Ven Gen 09, 2009 9:43 am    Oggetto: Così è morto Pino Pinelli Rispondi citando

Così è morto Pino Pinelli
Adriano Sofri, La Stampa, 9 gennaio 2009

Anticipazione
15 dicembre 1969, nell’ufficio di Calabresi il suicidio che si aggiunse agli enigmi d’Italia. L’ex leader di Lc ricostruisce la fine dell’anarchico

Arriva in libreria La notte che Pinelli, il nuovo libro di Adriano Sofri (editore Sellerio) nel quale l’ex leader di Lotta Continua condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Calabresi ricostruisce la fine dell’anarchico Pino Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano dopo la strage di piazza Fontana. Anticipiamo l’inizio del libro

Il 12 dicembre fu un giorno – una sera – così. Si sentì che la vita non sarebbe stata più la stessa, che c’era stato un prima, e che cominciava un dopo. Mi servo di questi modi di dire usati, ragazza, benché sappia che quello sbigottimento non si può davvero comunicare. Bisognava esserci, dicono sospirando certi vecchi, carte vecchie scuotendo la testa. E dicono: Tu non puoi capire. Era un altro mondo, del resto. Quarant’anni fa – quasi il doppio del tempo che separava il 12 dicembre da una guerra mondiale! Non serve a granché dirti che la televisione aveva due canali, ed era in bianco e nero: lo sarebbe stata ancora fino al 1977. Servirebbe di più raccontarti quanto, e soprattutto come si fumava, nel dicembre del 1969.
C’è una stanza al quarto piano della Questura di Milano, è di Luigi Calabresi, un giovane commissario dell’Ufficio Politico, ha solo 32 anni. C’è un interrogato, un ferroviere di 41 anni, Giuseppe Pinelli. Sono presenti altri quattro sottufficiali di polizia, e un tenente dei carabinieri. Fumano tutti. Sono lì da ore, è quasi mezzanotte. Al processo, il giudice chiederà a uno di loro, il verbalizzante, brigadiere Caracuta: «Avete fumato tutti durante l’interrogatorio?». Caracuta: «Sì, lei capisce eccellenza… fumavamo tutti come turchi».
Perciò, nonostante sia una notte di mezzo dicembre – il 15, proprio – la finestra è socchiusa, per cambiare l’aria. C’è anche un’ottava persona, il carabiniere Sarti, quasi sulla soglia.
Sarti: «Uscii dalla stanza per andare a prendere le sigarette che avevo lasciate dentro l’impermeabile… rientrai subito, accesi la sigaretta e poi…».
Poi vede una persona, uno dei fumatori, buttarsi nel vuoto.
Sarti: «Mi ero distratto un attimo, stavo appunto fumando la sigaretta, e ad un certo punto ho sentito come qualcosa sbattere, un colpo secco. Allora mi girai di scatto e vidi proprio una persona buttarsi nel vuoto…».
Era Pinelli, il ferroviere. Appena prima un altro dei presenti, il brigadiere di P.S. Mainardi, gli aveva dato da fumare. L’ultima sigaretta.
Mainardi: «Io sono rimasto là, accesi una sigaretta; nella circostanza Pinelli mi chiese “mi dia una sigaretta” e io gliel’ho accesa».
Pinelli fuma, dice qualcuno, e va alla finestra per scuotere la cenere.
Un cronista dell’Unita, Aldo Palumbo, sta uscendo dalla Sala stampa, si ferma un momento sui gradini che scendono in cortile ad accendersi una sigaretta, sente il rumore di qualcosa che sbatte, poi dei tonfi.
Di sotto, nel cortile della Questura, un agente semplice, la guardia Manchia, sostiene di vedere un uomo – un’ombra – che cade giù dal quarto piano, e più distintamente di lui – è mezzanotte, il cortile è buio – la brace di una sigaretta che lo accompagna per qualche metro, prima di spegnersi.
Secondo altri fermati, Pinelli aveva trascorso quei tre giorni facendo parole crociate, leggiucchiando quello che trovava – un libro giallo, un opuscolo su automobili – e soprattutto fumando. «Mi colpì il fatto che il pavimento davanti a lui fosse cosparso di cenere di sigarette».
Più tardi, quella notte, morto Pinelli, il questore Marcello Guida riceve i giornalisti. C’è anche Camilla Cederna.
«La signora Cederna? Sono contento di conoscerla, la leggo sempre, anzi le dirò, che sono un suo ammiratore… Vuol fumare? Le dà fastidio il fumo? Vuol che apriamo la finestra? Per carità, allora fumiamo noi».
Si fumava come matti, tutti, guardie e rivoluzionari, anarchici e monarchici. Nessuno avrebbe immaginato senza ridere un pacchetto di sigarette con su la scritta «Il fumo uccide». Gli anni di piombo erano di là da venire. Questi erano anni di fumo.
La moglie del ferroviere si chiamava Licia. Avevano due bambine. Quel giorno avevano già preparato i regali per Natale. Le bambine posarono poi al cimitero il regalo per il loro padre e lo posarono sulla tomba: un pacchetto di sigarette.
Non so che cos’altro dirti, ragazza, per darti un’idea del trauma di quei tre giorni. Prima la strage, orrenda, inaudita. Poi l’anarchico, «suicida» confesso, dal quarto piano della Questura. Poi – subito dopo, a soppiantare e insieme completare la notizia – la cattura della belva Valpreda. Una voragine si era spalancata, e già si richiudeva.
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MessaggioInviato: Dom Gen 11, 2009 10:00 am    Oggetto: Rispondi citando

Non so se La notte di Pinelli contribuirà, e in che termini, a fare chiarezza. Quel che si può dire fin da subito è che la semplice notizia dell'imminente uscita del nuovo libro di Sofri ha scatenato una baraonda mediatica isterica che farà scuola nel mondo della comunicazione editoriale.
Solo venerdì si contava, oltre all'anticipazione sulla Stampa, una recensione sull'Espresso e una lungo articolo sulle pagine culturali di Repubblica. Ieri il Tg2 ha mandato in onda un delirante servizio la cui tesi di fondo era: "Sofri si dichiara colpevole. Pinelli si è davvero suicidato".
E anche oggi, pare, le pagine dei quotidiani -- a cominciare dall'Unità -- ospiteranno interviste all'autore, recensioni preventive, articoli di analisi e quant'altro. E il libro deve ancora uscire.
Potenza della macchina editoriale.
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